Maggio 18, 2020

Il sovescio in orticoltura biologica

By Daniele Cinus

Il sovescio è una pratica agronomica che può apportare benefici al terreno ed assumere un’importanza fondamentale in un sistema di coltivazione a basso impatto ambientale. Questa tecnica consiste inizialmente nella semina di piante come leguminose (favino, veccia, lupino, trifoglio), cereali (orzo) o crucifere (colza, rafano). Tali colture possono essere coltivate sole o in consociazione e sono in grado di produrre elevati quantitativi di biomassa.

Le operazioni successive prevedono trinciatura e interramento della biomassa ottenuta. Il periodo migliore per la trinciatura è solitamente nella pre-fioritura/fioritura, momento in cui le piante hanno raggiunto il massimo sviluppo vegetativo. Con la trinciatura si provvede ad una frantumazione accurata della biomassa, per facilitarne la corretta miscelazione al terreno. Prima di essere interrato, il trinciato deve essere lasciato ad asciugare in campo per circa 24-72 ore, tempistica variabile in relazione alle condizioni atmosferiche, alla composizione del sovescio ed al volume di massa verde ottenuta.

I principali benefici del sovescio sono:
– Miglioramento della struttura del suolo
– Controllo più efficace delle infestanti
– Aumento della sostanza organica e, di conseguenza, della fertilità del terreno
– Contenimento dei fenomeni di erosione e di dilavazione dell’azoto nel terreno

Tra il 2018 e il 2019 sono state effettuate alcune prove di miscugli sia in campo aperto che in serra dal Crpv (Centro ricerche produzioni vegetali) di Cesena, in collaborazione con Agribologna e Astra Innovazione e Sviluppo di Faenza, per incentivare l’espansione dell’orticultura biologica attraverso metodi di coltura a ridotto impatto ambientale(1). Le miscele utilizzate sono state le seguenti:

  • Humix autunno-vernino. Composto da un miscuglio di graminacee (frumento, mais, orzo), leguminose (fagiolo, pisello, fava) e crucifere (cavolo, broccolo, verza), ha fornito, sia in serra sia in pieno campo, quantitativi piuttosto contenuti di biomassa, con copertura del terreno discreta e fioriture prolungate.
  • Favino. Leguminosa a rapido accrescimento, ha evidenziato una produzione di biomassa piuttosto limitata sia in serra sia in pieno campo.
  • Rafano americano. Ha presentato azione decompattante per il terreno, grazie all’apparato radicale allungato e robusto e a un’elevata copertura del suolo. Per l’abbondante presenza di radici ha fornito ottima produzione di biomassa sia in serra sia in pieno campo. L’elevato contenuto delle radici ha però indotto a una percentuale di sostanza secca piuttosto contenuta in entrambi gli ambienti di prova.
  • Miscuglio favino, veccia, orzo. E’ una classica consociazione di leguminose e graminacee. Il miscuglio ha evidenziato, specie in pieno campo, un’ottima produzione di biomassa e uniforme copertura del terreno.
  • Miscuglio favino, veccia, triticale. È un’altra consociazione di leguminose e graminacee. In coltura protetta la produzione di biomassa, a parità di percentuale di sostanza secca, si è rivelata quasi doppia rispetto al miscuglio con orzo (grazie al maggior sviluppo del triticale rispetto all’orzo). In pieno campo le condizioni ambientali hanno condizionato lo sviluppo di questa tipologia di sovescio, con una riduzione della biomassa e a un minor tenore della percentuale di sostanza secca.
  • Rafano biocida. E’ una crucifera che presenta a livello cellulare, elementi che in presenza di lesioni cellulari vengono a contatto tra loro generando isotiocianati, sostanze volatili dotati di azione inattivante nei confronti di nematodi, funghi e batteri. Sia in serra e sia in pieno campo ha mostrato una buona produzione di biomassa e un limitato tenore in sostanza secca.

Dai risultati ottenuti si evidenzia che le consociazioni leguminose e graminacee offrono i migliori risultati, anche se l’impiego del rafano garantisce un effetto biocida.In conclusione, si può affermare che il sovescio è una pratica utilizzata ampiamente nel biologico in quanto offre numerosi vantaggi in termini di miglioramento della struttura del terreno, incremento del contenuto di sostanza organica e di elementi minerali.

(1) L’informatore agrario n.14 del 9 aprile 2020