Maggio 26, 2020

“Lo sfruttamento nel piatto”: primo consiglio di lettura

By Silvia Uguccioni

Il consiglio di lettura di oggi riguarda “Lo sfruttamento nel piatto – Quello che tutti dovremmo sapere per un consumo consapevole”, libro di Antonello Mangano uscito nelle librerie a gennaio 2020 per Laterza. In questo libro-inchiesta il giornalista siciliano ripercorre le tappe della filiera delle arance a Rosarno, di quella della frutta nelle regioni del Nord-Italia e dei pomodori in Puglia. Quello che emerge da questo prolungato lavoro sul campo è un quadro molto complesso in cui i passaggi della merce tra produttori, intermediari e Grande Distribuzione Organizzata (i grandi supermercati) favoriscono spesso il proliferare del caporalato, non permettono una giusta retribuzione ai produttori e causano lo sfruttamento dei braccianti nelle campagne. In alcune aree del nostro paese questo sfruttamento è favorito dallo stretto legame tra contratto di lavoro e permesso di soggiorno che rende i braccianti immigrati crudelmente ricattabili. A questo proposito, notiamo che alle proposte di regolarizzazione del lavoro irregolare contenute nel Decreto Rilancio è seguito “lo sciopero degli invisibili” del 21 maggio nel foggiano (realtà ben documentata dall’autore) che, tra le altre iniziative, ha lanciato l’appello a sospendere per tutta la giornata gli acquisti di frutta e verdura venduti dalla Gdo. Pensiamo quindi che questo libro possa essere un ottimo punto di partenza per seguire con spirito critico le future risposte politiche a problematiche che chiamano direttamente in causa la sostenibilità di una filiera agroalimentare ormai esperta nello scavalcare i diritti umani per i propri profitti. 

La ricostruzione di alcune delle filiere che hanno come momento finale la vendita nei grandi supermercati spiega chiaramente che il bassocosto dei volantini che spesso soddisfa il consumatore (non il cittadino), ripaga tutti i suoi costi sulla pelle di chi lavora nei campi. Il libro è un grande stimolo a porsi delle domande di fronte agli scaffali dei supermercati e un invito appassionato a fare delle scelte consapevoli, ricercando i percorsi del cibo che costa “troppo poco”. In quest’ottica Mangano non manca di esporre alcune soluzioni: una presa di coscienza da parte della comunità sui prodotti più critici come le arance e i pomodori sarebbe il primo passo auspicabile. Le due più grandi realtà additate come alternative possibili sono i Gruppi di Acquisto Solidale (GAS), e i mercati rionali (di cui l’autore propone un completo ripensamento: fattori come l’introduzione dell’etichetta, l’ accorciamento delle burocrazie e orari più concorrenziali potrebbero rendere questi ultimi un serbatoio alternativo alla grande distribuzione). Ma oltre a queste due realtà gia dotate di storia e percorsi, l’autore non manca di evidenziare che l’Italia è piena di realtà alternative sorte in nome del rispetto del lavoro che tramite filiere più controllate permettono il giusto rispetto di chiunque vi operi. 

Solo per fare un’esempio: Funky Tomato è un tipo di filiera controllata nata nel 2015 tra Basilicata Puglia e Campania dopo la morte di una bracciante proprio per costruire un’alternativa al caporalato del pomodoro. Oggi questa filiera, impegnata anche a contrastare l’abbandono delle campagne si è arricchita anche da un punto di vista culturale: i barattoli di pomodoro sono dotati di un QR code che offre la possibilità di stampare un album musicale. 

In quest’ottica però Mangano nota che i GAS, i mercati rionali e le altre realtà alternative non possono semplicemente creare tendenze e abitudini che i supermercati possano poi inglobare nel proprio modello ma devono puntare in modo più deciso a un dialogo con le istituzioni poiché le scelte politiche sono quelle decisive. E’ importante in quest’ottica che il consumatore acquisisca consapevolezza di quanto fare la spesa sia un atto strettamente politico. Condividiamo quindi la speranza che il consumatore si assuma le sue responsabilità ritornando ad essere in primis cittadino consapevole e si organizzi per far sí che le sue scelte non siano complici del dilagante sfruttamento della terra e del lavoro.