Giugno 5, 2020

“La nazione delle piante”: terzo consiglio di lettura

By Valentina Cotichella

“Dal momento del suo arrivo, circa 300.000 anni fa – nulla se confrontati con la storia della vita, che risale a tre miliardi e ottocento milioni di anni fa -, l’uomo è riuscito nella difficile impresa di cambiare così drasticamente le condizioni del pianeta da renderlo un luogo pericoloso per la sua stessa sopravvivenza.”

La nazione delle piante è un libro scritto da Stefano Mancuso, scienziato illustre, nonché professore e direttore del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale (LINV) dell’Università degli studi di Firenze. In questo testo il neurobiologo vegetale sottolinea il ruolo di estrema importanza giocato dalle piante sul pianeta Terra, unico nel suo genere perché il solo (che conosciamo) ad ospitare la vita. “Grazie alla fotosintesi, le piante producono tutto l’ossigeno libero presente sul pianeta e tutta l’energia chimica consumata dagli altri esseri viventi“. Quindi è fondamentale riconoscere che, grazie al lavoro in profondità e silenzioso delle piante, la Terra è lo spettacolo meraviglioso che conosciamo ancora oggi e non una mera palla di roccia come altri pianeti del nostro Sistema Solare. Quello che Stefano Mancuso condanna nel suo testo è la banalità con cui l’essere umano spesso tende a rilegare il mondo vegetale ad una dimensione inorganica, immobile, spenta. Le piante, così come tutti gli organismi viventi presenti sul nostro pianeta, costituiscono comunità naturali che vanno preservate e curate, poiché le relazioni che avvengono all’interno di queste comunità sono fondamentali per la riproduzione della vita stessa, degli ambienti naturali così come siamo (o eravamo) abituati a conoscerli.

In questo libro l’autore immagina che il mondo sia governato non dalla legge dell’uomo, bensì da una Costituzione che le piante, in quanto comunità di organismi viventi in relazione reciproca, si sono date. La Nazione delle Piante è una potenza mondiale, in grado di influenzare i meccanismi che regolano il nostro pianeta, e di fondare la Vita su pilastri naturali che sono in linea con gli equilibri necessari per preservare gli ambienti naturali. Lo scienziato italiano, infatti, ci propone di rivoluzionare il nostro pensiero: abbandonare l’antropocentrismo, che induce a considerare “oggetto” tutto ciò che non è umano, per abbracciare la comunità in cui tutti siamo immersi, quella del ciclo vitale-naturale della Terra. Per dare la parola all’autore, diciamo che in questo libro si trovano “gli articoli della Costituzione della Nazione delle Piante, così come mi sono stati suggeriti dalle piante stesse nella mia ormai pluridecennale consuetudine con queste care compagne di viaggio.” Un vero e proprio inno alla vita, che riesce a risvegliare l’amore e l’interesse nei confronti di tutto quello che siamo abituati a vedere, ma che non riusciamo ad apprezzare e considerare fondamentale. Un vero e proprio elogio del nostro pianeta, unico nel suo genere, unico nella sua capacità di donare e preservare la vita.

La Costituzione delle piante è un documento importante, diviso in otto articoli, in cui si difendono i valori principali e le pratiche principali su cui si basa il pieno sviluppo, libero e naturale, degli ambienti e delle relazioni vegetali. La cosa più interessante è il fatto che l’autore giustifica la validità di ogni articolo, introducendo esempi e fatti storici che dimostrano come spesso l’azione dell’uomo sia in grado di modificare definitivamente e in maniera pericolosa il libero corso naturale degli eventi. Scegliere di sterminare una specie intera per scongiurare la carestia, introdurre una specie vegetale per garantirsi l’abbondanza di insetti da cui estrarre sostanze specifiche, introdurre dei parassiti per eliminare la presenza assidua e diffusa di specie vegetali su interi territori continentali sono solo degli esempi delle capacità umane di agire e di alterare definitivamente e in maniera irreversibile il ciclo naturale degli organismi e degli habitat. Per questo, ogni articolo riporta con sé l’importanza dei legami e delle connessioni che legano il mondo vegetale, principale fonte di risorse vitali dell’essere umano, e difende l’importanza di non alterare gli equilibri che la natura tende a mantenere vivi per permettere la sua stessa riproduzione. Con esempi vivi legati alla nostra storia di conquistatori e mercanti, Stefano Mancuso ci introduce in un viaggio che parte dagli antichi atzechi, per arrivare nell’Australia del 1788 fino alla Cina di Mao del 1958. Un viaggio che mette alla luce la trama di connessioni e relazioni essenziali per la vita, un viaggio che ci permette di realizzare quanto, in fondo, siamo semplici ospiti, pedine partecipi della Natura.

Il primo articolo, ad esempio, definisce la Terra come la casa della Vita e per questo afferma che la sovranità appartiene a tutti gli esseri viventi che vi fanno parte. Per l’autore, non è pensabile che “poche persone sono responsabili della sovranità dell’unico pianeta dell’Universo sul quale la vita esiste“, poiché in realtà l’uomo fa parte di una specie che non è quantitativamente ne qualitativamente superiore ad altre specie animali. L’uomo è solo uno dei tanti organismi che popolano questo pianeta, non è il più vecchio, ne tanto meno il più saggio, al massimo è quello che, grazie alle pratiche agricole nate circa 10000 anni fa, è riuscito a modificare notevolmente e velocemente l’ambiente in cui vive.

Il secondo articolo è un vero e proprio inno alla vita e un elogio alla grandezza di Charles Darwin, il quale è stato in grado di descrivere dettagliatamente la rete di relazioni e legami esistenti tra tutti gli organismi viventi. Se apparentemente un gatto e un bombo non hanno alcun tipo di relazione che li unisce, studiando a fondo il comportamento e le abitudini alimentari di entrambi, ci si accorgerà che in realtà uno è indispensabile per l’altro. Come sostiene il terzo articolo della costituzione, “la Nazione delle Piante non riconosce gerarchie animali, fondate su centri di comando e funzioni concentrate, e favorisce democrazie vegetali diffuse e decentralizzate“. Non vi è una specie superiore all’altra, ne più importante dell’altra: apparentemente un animale può sembrare più forte e scaltro, rispetto ad una pianta, perché è in grado di utilizzare il movimento per scappare e difendersi da una preda. Con uno sguardo più attento però, ci rendiamo conto che una pianta è in grado di distribuire sull’intero corpo “tutte quelle funzioni che gli animali concentrano in organi specializzati”. E allora chi è migliore? Chi è più forte? Chi si trova più in alto sulla gerarchia?

Ci rendiamo conto che a queste domande non è possibile dare una risposta: bisognerebbe solamente tornare un po’ indietro nel tempo, a quando i ritmi naturali scandivano le giornate e le attività umane, a quando lo spettacolo della vita non era ancora alterato dalle attività disumane degli umani. La nazione delle piante è proprio questo: un piccolo libricino carico di una valenza scientifica e morale uniche, in cui possiamo ritrovare la semplicità delle cose vere. Un libro che potrebbe diventare un inno e una guida alla vita, se si sceglie di leggerlo con la sensibilità giusta che ci permette di affermare che “io sono un uomo e in quanto uomo non sono altro che un semplice e piccolissimo organismo di questo Mondo spettacolare”.