Luglio 8, 2020

“Domani”: film-documentario di Cyril Dion e Mélanie Lauren

By Silvia Uguccioni

There’s no world to come
breathe you in
kiss you a last goodbye
we knew that we could save you
but never really tried
remember the mountains
their birds and their song


Una delle prime canzoni che accompagna il documentario “Domani” di Cyril Dion e Mélanie Laurent racconta di un mondo in cui le montagne, gli oceani, gli uccelli e le loro canzoni sembrano essersi ormai dissolti in ricordo perché, traducendo (non troppo liberamente) dal testo inglese di Frederika Stahl, “sapevamo che avremmo potuto salvarvi, ma non ci abbiamo veramente provato”. 

Lo scenario di questo testo sembra quello che siamo spesso portati a immaginare quando leggiamo informazioni sul cambiamento climatico, sull’inquinamento delle acque e su tutti i radicali cambiamenti che il nostro pianeta sta vivendo in tempi troppo rapidi perché siano da tutti digeribili e rielaborabili. In uno dei primi interventi raccolti in questo film documentario, il fondatore di Transition Network Rob Hopkins riflette sul fatto che siamo da tempo bombardati di film, storie e libri che immaginano la distruzione della nostra specie in infiniti modi, ma è totalmente assente nell’immaginario collettivo una narrazione che possa delineare degli orizzonti possibili per creare soluzioni ai drammi che stiamo vivendo. La pandemia del coronavirus ha probabilmente accentuato l’urgenza di queste domande portando molti a chiedersi come il nostro immaginario cambierà dopo aver vissuto una crisi sanitaria globale che ha o avrebbe dovuto chiudere in casa tutto il pianeta.

Il documentario di Cyril Dion e Mélanie Laurent risale al 2015 ma il motore del loro lavoro è proprio il tentativo di colmare questa assenza e creare una narrazione unica che racconti le esperienze di chi produce cibo sano rispettando le esigenze della natura, di chi lavora in catene produttive che vedono i rifiuti all’interno di un ciclo di riciclaggio capace di reinserirli in un nuovo percorso, di chi sostiene le economie locali e lavora per il coinvolgimento della cittadinanza nelle decisioni politiche. 

Per tessere le fila di questa storia il documentario è diviso in cinque tematiche: agricoltura, energia, economia, democrazia e istruzione che costruiscono un percorso in cui la telecamera dei due registi si muove instancabilmente tra Islanda, Europa, India, America, all’interno di una lunga serie di tappe che connette il pianeta in una concreta ricerca di soluzioni possibili. 

Si racconta di Detroit, che ha visto ridursi la sua popolazione da 2 milioni a 700 mila persone a causa della crisi economica dovuta al fallimento della monocoltura industriale delle auto e che ha trovato la via per rinascere grazie ad un progetto di agricoltura urbana: D-TOWN FARM. Questo progetto oggi comprende 1600 fattorie urbane e offre cibo locale agli abitanti della città. Si racconta di orti urbani in Inghilterra, di agricoltori biologici in Normandia. Le loro esperienze sembrano confermare le tesi di Olivier de Schutter, inviato speciale delle Nazioni Unite per il diritto al cibo secondo le quali l’agroecologia può nutrire il mondo. Un’affermazione del genere pone ai registi e alla loro squadra una serie di domande sulla produzione del petrolio e sulle energie rinnovabili che li portano in Islanda e nell’Isola francese di Reunion dove l’azienda indipendente Akuo-Energy ha ideato un progetto che mette gratuitamente a disposizione della cittadinanza delle serre in cambio della possibilità di usarne i tetti per ottenere energie rinnovabili. 

Si racconta di alcune realtà virtuose che utilizzano monete locali in modo complementare rispetto a quella principale per creare delle reti che finanzino e supportino l’agire locale, si racconta di un villaggio indiano nel Chennai (India) in cui si sperimenta la democrazia diretta per prendere le decisioni che toccano da vicino la vita dei cittadini.

Questo percorso a tappe dei due registi termina con un capitolo sull’istruzione, il cui esempio di riferimento è una scuola periferica di Helsinki in cui alunni e insegnanti sembrano disegnare insieme un modello di comportamento in cui il rispetto dell’altro e la partecipazione vengono prima di qualsiasi nozionismo. 

Consigliamo questo documentario perché pone delle domande che ne generano immediatamente altre mettendo in luce che economia, istruzione, agricoltura, produzione di energia, siano temi intrinsecamente legati e sia impossibile parlare di uno di questi argomenti senza prendere in considerazione tutti gli altri. Quello che emerge da queste ricerche è forse la consapevolezza di essere inseriti, come uomini, in un ecosistema da comprendere e rispettare. In questo documentario Cyril Dion e Mélanie Laurent raccontano come molte donne e molti uomini stiano cercando, con gioia e fatica, di farlo.