Luglio 22, 2020

La Bioeconomia

By Selene Righi

1. Perchè parlare di bioeconomia?

Il mondo in cui viviamo è un sistema con risorse limitate[1]; la crescita delle attività umane[2] sugli ecosistemi sta portando ad un significativo aumento dei tassi di estinzioni delle specie animali e vegetali con conseguente perdita di biodiversità, determinando non solo una riduzione della qualità ambientale, ma anche una perdita della funzionalità degli ecosistemi in maniera irreversibile. Lo sfruttamento insostenibile delle risorse naturali porta all’instabilità dei sistemi viventi ma tutto questo è aggravato anche dall’aumento della popolazione mondiale che si prevede aumenterà di oltre il 30% nei prossimi 40 anni, passando dai 7 miliardi del 2012 a più di 9 miliardi nel 2050[3].

Dopo la seconda guerra mondiale il sistema economico internazionale si basava sulla crescita economica e l’ambiente veniva visto come un driver per l’aumento di questa e non caratterizzato da scarsità. Georgescu-Roegen, considerato il padre della Bioeconomia (o Economia Ecologica) rivoluziona quest’idea e inserisce l’economia all’interno dei limiti posti dalla biosfera e con la legge dell’entropia[4] pone l’attenzione sull’idea della finitezza delle risorse naturali (Fig. 1).

Figura 1 : Economia neo-classica e Bioeconomia a confronto

Negli anni ’80 si fa strada l’esigenza di conciliare crescita economica ed equa distribuzione delle risorse in un nuovo modello che mira a raggiungere non più una mera crescita economica ma uno sviluppo sostenibile. Questo venne definito nel 1987 nel Rapporto Brundtland “The our common future” come “uno sviluppo in grado di assicurare il soddisfacimento dei bisogni delle generazioni presenti senza compromettere la capacità delle generazioni future di realizzare i propri”. Alla Conferenza di Johannesburg del 2002 è stata evidenziata una caratteristica fondamentale, ovvero che questo sviluppo deve basarsi su tre pilastri reciprocamente integrati: sviluppo e benessere sociale, sviluppo economico e sviluppo ambientale. In linea con questa idea vengono sviluppati nel 2015 i “Sustainable Development Goals” (SDGs)[5] il cui obiettivo è il superamento del modello di sviluppo dominante che è ormai insostenibile (Fig. 2).

Figura 2: Sustainable Development Goals (SDGs)

Le sfide globali che ci ritroviamo ad affrontare come i cambiamenti climatici, la perdita di biodiversità e di fertilità dei suoli, insieme alla crescita della popolazione mondiale ci costringono ad andare verso una direzione nuova, caratterizzata da nuovi modelli di produzione e consumo che rispettino i limiti del Pianeta.

La bioeconomia, per la sua trasversalità potrebbe avere l’opportunità di affrontare queste sfide e aiutare a raggiungere gli SDGs[6]. Per bioeconomia s’intendono “tutti i settori che utilizzano risorse biologiche (animali, piante, microrganismi e biomasse derivate, tra cui rifiuti organici), comprende gli ecosistemi marini e i servizi che forniscono, tutta la produzione del settore primario che utilizzano e producono risorse biologiche (agricoltura, silvicoltura, pesca e acquacoltura) e tutti i settori economici e industriali che utilizzano risorse e processi biologici per la produzione di alimenti, mangimi, prodotti biologici, energia e servizi”[7].

Questa materia punta a ridurre le pressioni sull’ambiente cercando di aumentare l’uso di fonti rinnovabili sostenibili per non pesare sulle risorse naturali, considerate limitate ed esauribili nel tempo.

Per far si che la bioeconomia abbia un ruolo rilevante nel percorso di sviluppo sono però necessarie azioni specifiche ed è fondamentale aumentare  gli investimenti in R&S, le innovazioni tecnologiche e la formazione degli imprenditori (Barberi et al., 2017).

Per fare questo, è necessario un cambiamento culturale da parte di tutti i soggetti interessati, in breve tempo, per comprendere gli effetti che i settori interessati potrebbero avere sul benessere umano.

2. La Bioeconomia in Europa e in Italia

Il “Green Deal” proposto a dicembre 2019 dalla Commissione Europea potrebbe permettere all’Europa di raggiungere un ruolo di leadership nella scena internazionale, diventando il primo continente climate-neutral entro il 2050. Questo punta, infatti, a fare della sfida climatica e della transizione ecologica un’opportunità per un nuovo modello di sviluppo. Tutto questo sarà supportato dal Piano di investimenti per il Green Deal, che punta a mobilitare almeno 1.000 miliardi di investimenti, tra risorse pubbliche e private, entro il prossimo decennio[8].

L’Europa già nel 2012 con la “Strategia europea per la bioeconomia” aveva riconciliato la sicurezza alimentare con l’uso sostenibile delle risorse rinnovabili per diventare una società efficiente e competitiva[9].

Dalla nuova “Strategia europea per la bioeconomia” del 2020 risulta che in Europa la bioeconomia è uno dei settori più grandi e comprende l’agricoltura, la silvicoltura, la pesca, l’alimentazione, la bioenergia e i tutti i prodotti a base biologica con un fatturato annuo di circa 2.000 miliardi di euro e che dà lavoro a circa 18 milioni di persone e con un numero di addetti pari a 18 milioni di occupati (8,2% della forza lavoro dell’UE) (JRC, 2015).

Con questa l’Europa punta ad orientare la bioeconomia verso una maggiore efficienza, circolarità e sostenibilità per il raggiungimento degli SDGs, andando a rafforzare il settore biobased contribuendo così al ripristino degli ecosistemi.

Il primo obiettivo della strategia è garantire la sicurezza alimentare e nutrizionale. Occorre prestare attenzione anche al suolo dalla cui salute e disponibilità dipendono i molteplici equilibri degli ecosistemi. A livello europeo in media ogni anno un’area di 348 chilometri quadrati viene impermeabilizzata[10]. Il secondo obiettivo della strategia è, infatti, gestire in modo sostenibile le risorse naturali per ridurre la pressione ambientale e la perdita di biodiversità.  L’erosione del suolo ne riduce lo stato fertile e questo provoca la diminuzione della sua produttività, l’impoverimento degli habitat e della biodiversità. Da valutazioni del Joint Research Centre (JRC-EU Science Hub) sul livello di perdita di suolo per erosione emerge che l’Italia presenta l’indice di perdita media annua più elevato d’Europa, pari a 8,46 t/ha, contro una media EU di 2,46 t/ha.

Il terzo obiettivo è ridurre la dipendenza dalle fonti non rinnovabili; il quarto, invece, in linea con la grande sfida del nostro tempo, punta alla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra per la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici. Secondo l’IPCC in media nel decennio 2007- 2016 le attività connesse ad agricoltura, silvicoltura e altri usi del suolo sono state responsabili, ogni anno, dell’emissione netta di circa 12 miliardi di tonnellate di CO2 eq., circa un quarto delle emissioni antropogeniche globali, che salgono al 37% del totale se si aggiungono quelle generate dalla produzione dell’industria alimentare e dal trasporto degli alimenti. Lo sviluppo della bioeconomia potrebbe essere una strada percorribile per arrivare alla decarbonizzazione.

Per avere successo, però, è necessario creare un’agenda strategica per l’implementazione di cambiamenti sistemici che portino alla diffusione di sistemi alimentari e agricoli sostenibili come l’agricoltura biologica[11] e l’agroecologia che si spinge proprio in questa direzione, verso un minore impatto ambientale e più sostenibile anche in termini sociali ed economici, allontanandosi progressivamente dal modello industriale (Barberi et al. 2017).

La Commissione per dare un impulso significativo alla ricerca e all’innovazione nelle aree e nei settori coperti dalla bioeconomia ha proposto per il prossimo quadro finanziario pluriennale per il 2021-27 10 miliardi di euro per il cluster Horizon Europe per “Alimentazione e risorse naturali”[12] e in molte strategie di specializzazione intelligente hanno identificato le priorità relative alla bioeconomia.

In Italia le attività connesse alla bioeconomia nel 2017 hanno fatturato oltre 312 miliardi di euro e impiegato circa 1,9 milioni di persone, rappresentando il 19,5% del PIL nazionale e l’8,2% degli occupati (JRC, 2017)[13]. Inoltre, l’Italia, dal “Rapporto sull’economia circolare, con focus sulla bioeconomia”, risulta in prima posizione per “l’indice complessivo di circolarità”  nel 2020. Questo è stato calcolato considerando: produzione, consumo, gestione dei rifiuti, materie prime, innovazione e investimenti e per ciascuno di questi settori è stato individuato un set di indicatori, sulla base dei quali è stato attribuito un punteggio  che poi è stato sommando per ogni settore. Questo è stato fatto comparando le cinque principali economie dell’Unione Europea: Germania, Francia, Italia, Spagna e Polonia (che, con l’uscita del Regno Unito dall’UE, risulta la 5° economia dell’Unione Europea).

Conclusioni

Per far si che la bioeconomia abbia successo oltre alla ricerca e all’innovazione è necessario avere un approccio strategico e sistemico che riunisca tutti gli stakeholders per mappare i bisogni e le azioni da intraprendere.

Pika, 2017, con quest’idea di incorporare la (co)creazione sistemica di conoscenza normativa e trasformativa da parte di tutti gli agenti rilevanti nei sistemi di innovazione, adotta una nuova nozione: il Dedicated Innovation Systems (DIS). Il DIS va esplicitamente oltre l’innovazione tecnologica e la crescita economica e consente un cambiamento paradigmatico verso la sostenibilità (Pyka, 2017)[14].

Inoltre sarebbe necessario portare innovazioni bioeconomiche con azioni pilota nelle aree rurali, costiere e urbane e fare investimenti per aiutare gli Stati membri e le regioni a sviluppare e attuare le proprie strategie di bioeconomia.

È giunto il momento in cui le preoccupazioni socioambientali si traducano in azioni concrete, in cambiamenti profondi sia dei nostri stili di vita sia nei modelli di sviluppo che non sono più sostenibili. Realizzare una bioeconomia circolare e sostenibile permetterebbe al sistema economico e agli ecosistemi di rafforzarsi a vicenda. Una bioeconomia efficiente deve essere rigenerativa cioè deve fare in modo che le risorse naturali siano utilizzate con modalità compatibili con la loro resilienza e solamente così potremmo raggiungere  veramente lo sviluppo sostenibile e il benessere.


[1] EU Bioeconomy strategy (2018), “A sustainable Bioeconomy for Europe: strengthening the connection between economy, society and the environment”;

[2] L’era in cui viviamo viene definita antropocene per il peso e l’influenza evidente dell’uomo nei processi naturali (Crutzen, Stoermer 2000);

[3] COM(2012), “COMMUNICATION FROM THE COMMISSION TO THE EUROPEAN PARLIAMENT, THE COUNCIL, THE EUROPEAN ECONOMIC AND SOCIAL COMMITTEE AND THE COMMITTEE OF THE REGIONS – Innovating for Sustainable Growth: A Bioeconomy for Europe”;

[4] “Le risorse naturali possono passare attraverso il processo economico solo una volta: lo scarto rimane irreversibilmente uno scarto. Materia ed energia entrano nel processo economico con un grado di entropia relativamente bassa e ne escono con un’entropia più alta” (Roegen, 1974).

[5] Questi sono un superamento degli otto MDGs (“Millennium Development goals”), approvati dopo il summit delle Nazioni Unite del 2000 e consistevano in: sradicare la povertà estrema e la fame nel mondo, rendere universale l’istruzione primaria, promuovere la parità dei sessi e l’autonomia delle donne, ridurre la mortalità infantile, ridurre la mortalità materna, combattere l’HIV/AIDS, la malaria e altre malattie, garantire la sostenibilità ambientale, sviluppare un partenariato mondiale per lo sviluppo (https://www.un.org/millenniumgoals/);

[6] COM(2012), “COMMUNICATION FROM THE COMMISSION TO THE EUROPEAN PARLIAMENT, THE COUNCIL, THE EUROPEAN ECONOMIC AND SOCIAL COMMITTEE AND THE COMMITTEE OF THE REGIONS – Innovating for Sustainable Growth: A Bioeconomy for Europe”;

[7] EU Bioeconomy strategy (2018), “A sustainable Bioeconomy for Europe: strengthening the connection between economy, society and the environment”;

[8] Circular Economy Network, ENEA (2020), “RAPPORTO SULL’ECONOMIA CIRCOLARE IN ITALIA Con Focus sulla bioeconomia-Sintesi del rapporto”;

[9] EU Bioeconomy strategy (2018), “A sustainable Bioeconomy for Europe: strengthening the connection between economy, society and the environment”;

[10] Circular Economy Network, ENEA (2020), “RAPPORTO SULL’ECONOMIA CIRCOLARE IN ITALIA Con Focus sulla bioeconomia-Sintesi del rapporto”;

[11] “L’agricoltura biologica è un sistema di produzione che sostiene la salute dei suoli, degli ecosistemi e delle persone. Si basa su processi ecologici, biodiversità e cicli adattati alle condizioni locali, piuttosto che sull’utilizzo di input con effetti negativi. L’agricoltura biologica combina tradizione, innovazione e scienza a beneficio dell’ambiente condiviso e promuove relazioni eque e una buona qualità della vita per tutti gli interessati” (www.IFOAM.bio);

[12] COM(2018)435 Establishing Horizon Europe – the Framework Programme for Research and Innovation, laying down its rules for participation and dissemination;

[13] Circular Economy Network, ENEA (2020), “RAPPORTO SULL’ECONOMIA CIRCOLARE IN ITALIA Con Focus sulla bioeconomia-Sintesi del rapporto”;

[14] Per un’analisi più dettagliata vedere Pika (2017), “Dedicated innovation systems to support the transformation towards sustainability: creating income opportunities and employment in the knowledge-based digital bioeconomy”;