Novembre 6, 2020

La Bioarchitettura

By Sentieri Bio

La volontà di sviluppare stili di vita ecologicamente corretti ha portato gli studiosi di diverse discipline ad interrogarsi sulle pratiche più adeguate per salvaguardare il territorio e gli ecosistemi ambientali. Se, da un lato, l’agricoltura biologica e l’agroeconomia stanno studiando e perfezionando quelle tecniche di produzione a basso impatto ambientale, dall’altro vi è una branca dell’architettura che, allo stesso modo, si sta dedicando allo sviluppo di attività a basso impatto antropico. La bioarchitettura è l’insieme di quelle discipline che tendono a concepire l’attività umana come imprescindibile dai fenomeni naturali e dalle preesistenze ambientali. Questo articolo, scritto per Sentieri Bio da un ingegnere donna giovane e brillante, ha l’intento di fornire un’esplicazione chiara di che cosa si intende per bioarchitettura, quindi i cenni storici, i principi e le strategie fondamentali di questa disciplina. L’articolo riporta anche un interessante esempio di bioarchitettura, quello de La fattoria dell’autosufficienza, con l’intento di facilitare la comprensione dei concetti spiegati a livello teorico. La diffusione delle conoscenze e dei progressi svolti nelle diverse discipline è fondamentale per permettere agli individui di conoscere la realtà in cui vivono, senza lasciarsi sfuggire tutte le possibilità e i vantaggi che si possono trarre dalle attività più diffuse, come quella dell’agricoltura o dell’architettura. In tempi in cui la Terra ci manda segnali, richieste di aiuto e intimidazioni sempre più forti, pensare ad uno stile di vita “alternativo”, in linea con le necessità dell’ambiente, significa cercare di attenuare l’impatto della nostra vita su questo Pianeta. Per farlo è fondamentale avere gli strumenti e le conoscenze adeguate, così da poter scegliere la strada che più si avvicina ai bisogni degli ecosistemi e degli habitat naturali. La bioarchitettura, come ci ricorda l’ing. Bassetti, non è solo una pratica quanto un approccio culturale, un modo di pensare, una maniera con cui si vuol lasciare la propria orma su questa Terra. Con l’intento di stuzzicare l’interesse dei lettori, questo articolo si pone l’umile obiettivo di fare luce su una disciplina architettonica che ancora oggi viene messa in ombra da una più “convenzionale”. Ringraziamo pertanto Sofia Bassetti per averci aiutati a capire meglio quali sono gli aspetti fondamentali e i vantaggi delle pratiche bioarchitettoniche.

Valentina Cotichella

” LA BIOARCHITETTURA”

La bioarchitettura, da bio e architettura, è una branca dell’architettura che progetta edifici in grado di limitare l’impatto ambientale, onde evitare la compromissione delle risorse per le generazioni future; questo obiettivo implica necessariamente un’attenzione particolare rivolta al parsimonioso utilizzo delle risorse naturali nonché una visione olistica del sapere; è pertanto lecito definire la bioarchitettura non come una mera disciplina piuttosto come un approccio culturale.

CENNI STORICI

Il filone dell’architettura che apre le strade alla bioarchitettura prende avvio negli anni ’70 del 1900.
Da sempre gli esseri umani hanno utilizzato le risorse naturali per ripararsi, concepito strategie per sfruttare il calore e la luce del sole, ricavato i materiali costruttivi direttamente dal mondo naturale; con l’avvento del progresso tecnologico prima e dei combustibili fossili poi, questo legare tra l’uomo e l’ambiente ha lasciato spazio ad un atteggiamento volto al massimo sfruttamento delle risorse a disposizione.

Con la crisi energetica del 1973, che causò un brusco aumento dei prezzi dei combustibili fossili, e la crescente necessità civica di verificare se questi materiali edili artefatti provocassero inquinamento atmosferico nonché problemi alla salute dell’uomo, si avviò quel processo di ritorno alla natura e, di conseguenza, alla bioarchitettura.

L’edilizia, tutt’oggi, ha un alto impatto ambientale, sia per quanto concerne il consumo del territorio che l’alto consumo energetico, dalla fase produttiva alla fase di smaltimento, fino all’utilizzo di materiali petrolchimici, nocivi per la salute degli individui.
Questo dato è un paradosso se si riflette sul fatto che ad oggi, nei paesi occidentali, circa il 90% della vita dell’uomo si trascorre in luoghi chiusi: casa, lavoro, scuola, attività ludiche…
Per questo, sulla scia degli studi avviati negli anni ’70, la bioarchitettura preme verso:

  • Il benessere psico-fisico dei fruitori;
  • Un’attività progettuale e costruttiva improntata al risparmio e all’utilizzo razionale delle risorse.

PRINCIPI E STRATEGIE

I numerosi principi teorici su cui si fonda la bioarchitettura posso essere sintetizzati in:

  • Ottimizzare il rapporto edificio-ambiente assecondando il genius logi, lo spirito del sito;
  • Approccio bioclimatico
    • l’attenzione nei confronti dell’orientamento del manufatto così da sfruttare al meglio la radiazione solare incidente: l’orientamento più vantaggioso di un edificio è indubbiamente quello verso Sud. In tal modo, in inverno, quando il sole è basso, la facciata orientata verso Sud riceve il massimo di apporti, mentre in estate, quando il sole è alto, riceve meno radiazione delle facciate orientate verso Est ed Ovest;
  • Prevedere elementi ombreggianti e schermanti delle radiazioni solari;
  • promuovere una ventilazione naturale a seguito di un accurato studio dei venti locali: in zone fredde è conveniente creare delle siepi che possano diminuire gli effetti del vento sull’edificio;
  • della disposizione degli ambienti interni in base al clima presente;
  • favorire la coibentazione dell’involucro per ridurre il fabbisogno energetico per il raffrescamento e riscaldamento.
  • Utilizzo di materiali bioecologici scelti sulla base dell’impatto ambientale per tutto il ciclo di vita del manufatto, incoraggiando il regionalismo ovverosia l’impiego di materiali locali in nome della filiera corta anche in edilizia;
  • Utilizzo di fonti di energia rinnovabili così da ridurre emissioni dannose;
  • Riutilizzo di risorse idriche recuperando le acque piovane e bianche;
  • Favorire la progettazione di edifici flessibili e riadattabili in base alle necessità delle generazioni future.

FATTORIA DELL’AUTOSUFFICIENZA

“Con il termine BIO intendiamo biologico e bioedilizia.”
Francesco Rosso

Emblematico è l’esempio della Fattoria dell’autosufficienza, nata grazie alla famiglia Rosso quando, nel 2009, iniziarono a cercare una casa nelle campagne del Cesenatico.

Obiettivo trainante della fattoria dell’autosufficienza è da sempre è il contatto e il ritorno alla natura che si traduce in:

  • Autosufficienza alimentare;
  • Autosufficienza energetica, da fonti rinnovabili quali il venti, l’acqua e il legno;
  • Formazione continua all’ecologia e alla salute;
  • Ecoturismo e permacultura.

Dal 2014 è iniziato quel processo, ancora in corso, di rinnovamento degli organismi edilizi preesistenti che impiegherà nel complesso 2000 metri quadrati di strutture.

IL PRIMO NUCLEO

Il primo nucleo della fattoria ha iniziato il suo processo di risanamento solo nel 2015 e, nonostante l’incombente vincolo storico-paesaggistico che ricade sulla struttura e che obbliga all’osservazione di meticolose accortezze, è riuscito a raggiungere una notevole efficienza energetica. Questo è stato possibile anche grazie alla sinergia di pensiero tra committenti e progettisti: il gruppo Filo di Paglia – architettura naturale, specializzato nel settore delle case in paglia e canapa, degli arredi naturali e delle stufe ad accumulo.

Figure 1 – Primo nucleo della Fattoria dell’Autosufficienza

Progettisti: Filo di paglia – architettura naturale
Periodo di intervento: 2015
Dimensioni: > 300mq

Il progetto ha portato a nuova vita il rudere, completamente crollato, in pietra locale di proprietà della famiglia Rossi, destinato ad accogliere le attività di accumulo e produzione dei generi alimentari nonché la zona di accoglienza dei clienti e servizi igienici.

Figure 2 – Rudere in pietra locale

Il risanamento energetico è stato attuato tramite un sistema interno in calce e canapa il quale ha permesso di mantenere a vista la pietra locale che compone il rudere in questione, assicurare la massima risposta energetica e garantire la traspirabilità così da lasciare il muro perimetrale asciutto; la calce di canapa, materiale assolutamente naturale, è stata impiegata anche per l’ampliamento previsto ad accogliere la zona reception e il bagno per i disabili.

Figure 3 – Muratura di pietra, calce e canapa

L ’impianto di riscaldamento interno è stato ideato dal gruppo Filo di Paglia ad hoc per la Fattoria. Si tratta di un impianto a biomassa associato ad una stufa ad accumulo a doppia fiamma, alimentata esclusivamente con il legno: questa permette di riscaldare una struttura di 500mq con una caldaia da soli 13 kw.

Il tetto, anch’esso isolato, è costituito da tre strati di fibra di legno, molteplici tavolati seguiti da guaina e coppi.
Per ovviare al problema della eccessiva coibentazione è stato pensato un sistema di ricambio aria con scambio di calore per il ricircolo naturale dell’aria, anche a finestre chiuse.

Figure 4 – Stufa ad accumulo

In relazione a questo edificio ci è consentito parlare di bioarchitettura non solo per quanto concerne l’efficienza energetica, bensì anche riferendoci ai materiali naturali utilizzati per le ristrutturazioni interne, gli arredi e le finiture in terra cruda e calce, la canapa impiegata negli intonaci, la pavimentazione in legno trattato con oli naturali e vernici ecologiche, fino a citare saponi e detersivi ecocompatibili.

CONCLUSIONI

Non è facile districarsi tra i mondi affini alla bioarchitettura: bioedilizia, architettura biologica, architettura bioclimatica… Non ritengo, tuttavia, sia questo il nocciolo della questione quanto, piuttosto, comunicare l’importanza che si cela dietro una morale architettonica più umana, che miri alla salvaguardia dell’ambiente circostante, tramite un processo a basso impatto ambientale, nonché alla tutela di noi stessi, con l’impiego di materiali naturali, alleati della nostra salute e benessere psico-fisico.

Ing. Sofia BASSETTI

Biografia – Sofia Bassetti è un ingegnere civile – ambientale, particolarmente interessata all’ergonomia degli spazi, alla qualità degli ambienti e alle sottili relazioni tra psiche – luoghi di vita.
Ultimato il corso di studi superiori nell’ambito della psico-pedagogia, ha iniziato il suo cammino nell’Ingegneria edile – architettura presso l’Università Politecnica delle Marche. Dopo un progetto di studio annuale a Lisbona ed uno semestrale a Bordeaux, oggi vive a Firenze dove frequenta un master in documentazione e gestione dei beni culturali promosso dal dipartimento DIDA dell’Università di Firenze e collabora con l’Arch. Breschi presso lo studio tecnico – Viale del Poggio Imperiale, 6, Firenze.
Contatti: sofia.bassetti@hotmai.it